Pubblicato da: mrcoppy | agosto 17, 2009

L’agguato.

L’agguato come tecnica è una delle più affascinanti ma anche anche una delle più pericolose. Per chi non ha maturato esperienze in fatto di pesca il consiglio è uno solo:

“INFORMAZIONE E COME IN TUTTE LE TECNICHE SENNO E PONDERATEZZA”

L’agguato è una tecnica che si raffina in tanto tempo e si pratica prevalentemente in condizioni di mare mosso, anche se può ritenersi efficace in qualunque situazione meteo. A differenza di altre tecniche necessita di moltissimi accorgimenti e può essere adottata con successo dalle quote più basse sino a quelle più profonde.

SI PUO’ FARE RIFERIMENTO A TRE TIPI DI AGGUATO:

AGGUATO DI SUPERFICIE – è quello praticato in poca acqua, dove i meno esperti possono raffinare la tecnica e maturare esperienza, si opera da 0 a massimo 5-6 metri;

AGGUATO NEL BASSOFONDO – inteso fino ai 15 metri. Necessita di esperienza e grandissima preparazione psico-fisica;

AGGUATO PROFONDO -E’ quello che si effettua oltre i quindici metri di profondità. A praticare questa tecnica sono i grandi campioni e pescatori espertissimi con grande preparazione fisica, allenamento “vero” in mare e doti naturali.Quindi è una tecnica riservata a pochi!

A differenza di tutte le altre tecniche, comporta necessariamente una grandissima ed adeguata acquaticità, fattore che si raggiunge solo e soltanto quando l’organismo è al massimo della forma e si è raggiunto il massimo adattamento all’acqua. Queste condizioni fisiche sono riscontrabili solo quando nelle lunghe ore di pesca si raggiunge un totale benessere fisico. L’agguato è una tecnica di pesca che si effettua in movimento: si deve avanzare e scivolare rasentando il fondo in assoluto silenzio, tra scogli affioranti e sommersi, con l’obiettivo di avvicinare i pesci per sorprenderli nel loro girovagare o mentre si cibano.

Il fattore sorpresa è determinante ai fini delle catture, e la tecnica raffinata porta alla cattura dei pesci più smaliziati e di valore: l’agguato di superficie, di bassofondo e profondo permettono di insidiare qualunque preda, ed i primi due in particolare consentono anche la cattura della regina dei pesci smaliziati, l’Orata. L’agguato si pratica con successo solo dopo aver dedicato attenzione a tutti gli aspetti della battuta e richiede la capacità di applicare al meglio tutte le tecniche di pesca, che si mescolano in questa particolare azione, ed una grandissima abilità. L’istinto è fondamentale, e svilupparlo è il massimo per un pescatore: infatti, grazie all’istinto egli si mostrerà più abile nelle scelte che farà prima di qualunque azione dinamica. L’abilità del pescatore sta nello scegliere i punti dove mettere in pratica la tecnica, il più delle volte immaginando di incontrare un pesce o avvistandolo dalla superficie

L’ attrezzatura è simile a quella per la pesca all’aspetto, ma a differenza di questa le armi non devono essere eccessivamente lunghe. La scelta della misura deve essere adeguata allo stato di trasparenza dell’acqua: i diversi tratti di costa del territorio nazionale presentano caratteristiche anche molto diverse e legate a fattori come la tipologia del fondale, la presenza di fiumi e acquitrini, le correnti predominanti. Nell’acqua cristallina e trasparente della Sardegna dove pesco solitamente, preferisco gli arbalete da 90 centimetri; acque più torbide porteranno alla scelta di un fucile da 75-82 cm. Dotare i fucili di un mulinello non eccessivamente ingombrante è quasi sempre d’obbligo, ormai in commercio la scelta è vasta e si trovano mulinelli adatti a tutti. La maggior parte delle volte si spara d’istinto o d’imbracciata e non sempre i tiri sono perfetti, il mulinello serve per agevolare i recuperi di pesci colpiti male che finirebbero per strapparsi, oppure in quelle occasioni non troppo rare con prede di peso molto combattive. La muta deve permettere benessere termico, deve essere sufficientemente elastica di colore neutro o mimetizzato in base alle caratteristiche del fondale in cui si opera.

Le pinne devono essere reattive, nelle azioni dinamiche devono essere dolci senza produrre rumori, risultando però forti e potenti nella spinta verso l’alto, ossia efficienti al massimo dal momento dello stacco fino all’arrivo in superficie. Calma e rilassatezza devono accompagnare il pescatore in tutta l’azione di pesca, mentre le azioni di forza sono sempre da evitare. A differenza di altre tecniche, l’agguato richiede un enorme risparmio d’ energia e l’abilità sta nel riuscire a muoversi bruciando il meno possibile. Si deve iniziare a risparmiare fin dalla superficie: i movimenti devono essere dolci e mai di forza nel guadagnare il fondo, è preferibile “volare” o lasciarsi cadere piuttosto che raggiungerlo pinneggiando. Sul fondo si deve avanzare con la massima discrezione e l’azione deve essere curata a beneficio della cattura e della sua ultima fase, vale a dire la risalita.
La massima attenzione si deve concentrare sulla zavorra, che varia a seconda delle quote operative. Per l’agguato di superficie e quello di bassofondo è quasi d’obbligo distribuire il peso sul corpo dividendolo sulla schiena e sulla vita. L’uso di cavigliere non è sempre necessario, ma sarà preferibile l’uso da parte di coloro che hanno una corporatura grossa o quando si usano pantaloni di maggior spessore. Le persone più agili ed esili ne possono tranquillamente fare a meno, ed evitare che le pinne vengano a contatto con il fondo, producendo dei rumori che allerterebbero i pesci. Nell’agguato profondo la miglior scelta è quella di dotarsi di una sola cintura sulla vita e con una pesatura calibrata.

il sarago sarago

tra i pesci per la tecnica all’agguato è certamente tra i pesci più impegnativi per la diffidenza acquistata in virtù dell’insediamento umano sempre più persistente.


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