La pesca alle cernie é possibile farla in due modi nel primo in modo fortuito mentre peschiamo in maniera generale e magari in poca acqua e in questo caso ci prodigheremo nel migliore dei modi, nell’altro caso invece prepareremo e studieremo accuratamente il da farsi.
La tecnica da attuare per avere buone possibilità di cattura è abbastanza impegnativa, le nostre care amiche cernie si aggirano da una profondità minima di circa 16-17 se parliamo di cernia di una certa dimensione fino ai 10 metri, anche se non e’ raro l’incontro in acque basse, le tane individuate in poca acqua sono molto articolate, mentre con l’aumentare della profondità le cernie scelgono delle dimore un pò più “comode”. Questo deriva dal fatto che in profondità il serranide si sente più sicuro, mentre in pochi metri ha bisogno di tane meno accessibili che lo facciano sentire più protetto dalle minacce esterne.
La ricerca di questo pesce va effettuata prevalentemente su due tipi di fondali: sulle pareti di grotto e su fondali costituiti da grossi massi. Nel primo caso andremo ad effettuare alcune planate di ricognizione lungo la parete. Quindi cercheremo di individuare quei profondi spacchi verticali apparentemente vuoti. Conviene avvicinarsi dall’alto verso il basso e con la testa in giù cercando di non spaventare il serranide. Quindi scruteremo sempre più in profondità l’anfratto evitando inizialmente di utilizzare la torcia,che verrà accesa solo in caso di estrema necessità,in mancanza della stessa un consiglio dettato dall’esperienza é quello di chiudere per qualche secondo gli occhi per poi riaprirli in tana ed avere l’occhio abituato già al buio in modo da poter subito individuare la preda. Nei fondali costituiti prevalentemente da grossi massi conviene effettuare sempre delle lunghe planate con l’intento di cercare qualche esemplare nella tipica posizione “in candela” davanti alla propria tana. L’individuazione della preda non è mai semplice ma una ottima visibilità ci renderà il compito molto più facile.
Una volta individuata la cernia, i modi di agire saranno due. Se ci renderemo conto di avere ancora una buona riserva d’aria tenteremo una caduta a foglia morta, senza muovere le pinne, cercando portare a tiro la preda. Se invece la nostra apnea è agli sgoccioli è opportuno ritornare sui propri passi il più silenziosamente possibile per poi effettuare una planata sulla verticale del pesce oppure tentare un agguato, occultandosi dietro i massi sul fondo.
Durante la ricerca sarà molto importante decidere se saremo in condizione o meno di prolungare l’apnea o ritornare indietro, visto che la cernia una volta arpionata potrà impegnarci seriamente nel suo recupero, facendoci dimenticare che ci sono 20 e più metri da risalire. A questo si aggiunge l’emozione per la possibile grande cattura che farà diminuire la nostra fame di ossigeno, con le brutte conseguenze che ciò potrebbe comportare, in alternativa munirei di mulinello per ritornare in un secondo tuffo a recuperare la nostra preda.
Qualche consiglio sul momento giusto in cui bisogna scoccare il tiro e su dove mirare. La cernia in candela muove sinuosamente le pinne pettorali. Nel momento in cui cesserà questo movimento sarà pronta a scattare via, ed è quello il momento in cui dobbiamo sparare.
E’ molto importante, specialmente sui grossi esemplari, colpire l’animale sull’ipotetico triangolo avente come base gli occhi e come vertice la prima spina delle pinne dorsali. Se presa in questo punto la cernia viene fulminata e “sbianca” letteralmente.
In ogni caso, conviene comunque mirare alla testa, dato che si potrebbe sottovalutare la forza e soprattutto la resistenza che questo serranide può opporre. Naturalmente, se riusciamo a fulminare l’animale il recupero non ha storia: basta afferrarlo e tirarlo su. Se invece è colpito male, dovremo fare di tutto per cercare di non farlo intanare. In tal caso, guadagneremo la superficie aprendo la frizione del mulinello ma tenendo la sagola sempre in forte tensione con le mani e cercando di staccare il pesce dal fondo per poi chiudere il mulinello e fissare il fucile sotto la boa. In tal modo, la tensione esercitata dalla spinta di galleggiamento della boa impedirà alla cernia di intanarsi in profondità. Una volta recuperate le forze e la concentrazione, scenderemo con un secondo fucile a darle il colpo di grazia.
Il modo migliore per afferrare il pesce è quello di infilargli il pollice e il medio nelle cavità oculari. Questa “presa”, oltre ad offrire un’ottima tenuta, determina anche una leggera paralisi della cernia.
Non infilate invece le mani nelle branchie che sono affilate come rasoi. E’ opportuno, inoltre, uccidere subito la preda con un coltello lungo e affilato per non farla soffrire inutilmente.
Se invece incontreremo il nostro cernione già intanato, dovremo essere veramente sicuri di poterlo colpire in testa, cercando in questo modo assestare un colpo efficace. Una grossa cernia intanata e colpita male ci costringerà a lunghi e faticosi tuffi per cercare di stanarla. Può capitare di ferire inutilmente l’animale con dei tiri maldestri. In questi casi non riusciremo ad estrarlo e la preda morirà inutilmente dopo qualche tempo. Quindi se non saremo sicuri di poterla colpire in un buon punto sarà meglio lasciar perdere, anche perchè memorizzando bene la tana è assai probabile avere occasioni future per concludere la cattura. A tal proposito è utile segnarsi su un quadernetto, da conservare gelosamente, le mire e appunti vari per ritrovare la tana anche se la cattura fosse andata a buon esito. Capita infatti di effettuare più catture nella stessa tana a distanza di tempo. Infatti, le tane “buone” vengono spesso scelte come nuova dimora da altre cernie.
Vediamo quali attrezzature utilizzare. Per la pesca in caduta, i fucili più adatti sono gli arbalete e gli oleopneumatici dai 100 cm in su. Capita di dover anticipare il tiro perchè il pesce si è accorto della nostra presenza, quindi un’arma con una buona gittata e soprattutto che conservi una buona potenza anche a fine corsa sarà indispensabile. Per gli arbalete è assolutamente sconsigliata una leggere asta da 6 mm. Sarà invece più indicata una da 6,5 mm accoppiata ad una buona coppia di elastici (magari da 20 mm). Gli oleopneumatici di ultima generazione con canna da 11 e asta da 7 mm svolgeranno egregiamente il loro compito. Per la pesca in tana credo che l’arma più indicata sia un buon oleopneumatico da 70 cm con asta da 7-8mm. Si infila quasi dappertutto e conserva una buona potenza per i tiri ravvicinati. Particolare attenzione presteremo alla sagola che dovrà essere molto robusta in modo da evitare pericolose abrasioni e magari anche di un colore vivace,che ci permetterà immediatamente di individuare la direzione in cui è arroccata la nostra preda.Sotto ogni fucile è opportuno tenere un mulinello, la cui capienza di 50 metri sarà più che sufficiente visto che la sagola avrà la sola funzione di farci guadagnare la superficie senza problemi.
Concludendo, nel caso in cui si preveda la cattura di qualche cerna, è opportuno portare con se un fucile armato di una semplice asta senza aletta (c.d. spaccaossa). Quest’arma avrà la funzione di trafiggere più volte l’animale intanato malamente in modo da fiaccarne la resistenza.
Un altro consiglio riguarda l’orario. Quando il sole e’ più alto, cioè durante le ore centrali del giorno,la concentrazione di cernie in candela è maggiore e sono anche più facili da avvicinare visto che con molto probabilità attraversano la fase delle digestione, che appunto le rende più vulnerabili. Se a ciò si aggiunge che, soprattutto d’estate, in quel periodo della giornata anche il traffico di natanti è minore e quindi le prede saranno meno infastidite, è chiaro che si potranno effettuare belle catture.
